ITALIAN
JAZZ REAL BOOK
a cura di Stefano Mastruzzi
La prima raccolta al mondo di jazz italiano.
La
vastissima produzione musicale è stata raccolta e curata
da Stefano Mastruzzi, compositore e direttore della storica
scuola di jazz Saint Louis College of Music, con la consulenza
del grande critico e storico Adriano Mazzoletti, apprezzato
autore di importanti saggi sul jazz italiano. Le oltre 340 pagine
di partiture sono state oggetto di particolare cura ed attenzione
allo scopo di garantire il massimo rispetto degli spartiti originali
e, al tempo stesso, assicurare uniformità di lettura
tale da rendere l'opera facilmente fruibile alla generalità
di coloro che, professionisti o appassionati, amano il jazz.
L'obiettivo proposto è documentare la considerevole produzione
jazzistica italiana, preziosa per quantità e qualità,
dagli anni Cinquanta agli autori contemporanei, attraverso canzoni,
brani strumentali, colonne sonore e sigle televisive. Questa
opera si inserisce nella collana dei “Real Book”
di standard americani, che dagli anni Settanta in poi hanno
dato il loro apporto alla diffusione del jazz americano nel
mondo; infatti, assai utilizzati dai jazzisti, questi testi
costituiscono una fonte importante cui attingere per ampliare
il proprio repertorio, per le jam session, per i concerti.
Oltre al valore documentale, “ITALIAN JAZZ REAL BOOK”
rappresenta un significativo contributo alla diffusione e alla
valorizzazione della musica jazz italiana in Europa e nel resto
del mondo.
E'
stato davvero entusiasmante ripercorrere le tappe dello sviluppo
della cultura jazz in Italia attraverso l'analisi di centinaia
di partiture, ideale excursus storico dagli anni Cinquanta ai
giorni nostri.L'influenza
dello swing d'oltreoceano trova qui un terreno assai fertile
in grado di coniugare il linguaggio jazzistico con la sensibilità,
la musicalità e la tradizione tipicamente italiane, universalmente
riconosciute per l'inesauribile vena melodica.
Il
risultato è un mondo musicale originale, assolutamente
nuovo e tale da non poter essere riconducibile direttamente
alla tradizione jazz americana, dalla quale si discosta per
acquisire autonomia e dignità proprie. La cura dedicata
all'analisi e all'editing delle partiture ha l'obiettivo, rispettando
le indicazioni autografe degli Autori, di facilitarne la lettura
e l'interpretazione da parte di musicisti di tutto il mondo,
mentre le indicazioni non propriamente codificabili o traducibili
sono state volutamente mantenute in italiano.
Tali adattamenti sono tuttavia necessari per rendere le partiture
universalmente riconoscibili uniformandole, senza alterarne
il contenuto, al linguaggio standard di notazione e nomenclatura
consolidato dalla serie di “Real Book” e “New
Real Book” pubblicati negli ultimi decenni. Nella scelta
degli Autori e dei loro lavori è stato adottato un criterio
selettivo che tenesse conto sia dell'istintività improvvisativa
di ciascuno, che costituisce la caratteristica musicale più
innovativa della forma jazzistica, sia dell'aspetto compositivo,
più riflessivo e maturo, sintesi del percorso creativo
dell'Artista.
Pertanto,
la presenza di ciascun Autore con una o più composizioni
non significa l'introduzione di una sorta di ingenerosa gerarchia
tra musicisti di grande valore, ma è testimonianza e
documentazione del vastissimo repertorio del jazz italiano.
Sono certo che questo primo lavoro, contributo doveroso nei
confronti di una sì rilevante produzione artistica ormai
di dominio mondiale, costituirà negli anni il giusto
supporto alla diffusione della cultura italiana, pensato e curato
da un musicista per tutti i musicisti.
STEFANO MASTRUZZI
PREFAZIONE
Alla voce Tema, Roberto Nicolosi, musicista e critico fra i
più importanti e significativi del jazz italiano negli
anni Quaranta e Sessanta, diede questa definizione: “L'idea
principale di una qualsiasi opera musicale costituita da una
successione di suoni metricamente connessi”. Il Tema ovvero
“il motivo” su cui i musicisti di jazz da sempre
sono soliti “improvvisare” o all'istante, pratica
questa molto meno usata di quanto comunemente si creda, o che
esegua una variazione già precedentemente elaborata,
è sempre stata la base di ogni esecuzio ne.
Ripercorrendo la storia del jazz vediamo che all'inizio il repertorio
era costituito da composizioni originali scritte dagli stessi
esecutori. Si pensi a Jelly Roll Morton, Nick La Rocca, Clarence
Williams, ma soprattutto Duke Ellington che utilizzò
questa pratica nel corso di tutta la sua lunga carriera. Quando
il jazz entrò nel mondo dello show business, il musicista
utilizzò (anche se inizialmente vi fu costretto per ovvie
ragioni editoriali) composizioni di altri autori le cui opere
venivano scritte per i musical di Broadway e per le star della
canzone.
Pensiamo a George Gershwin, Irving Berlin, Vernon Duke, Jerome
Kern, Cole Porter ed una infinità di altri compositori.
Dalla fine degli anni Venti agli anni Quaranta, le canzoni scritte
da questi autori sono state alla base dell'esecuzione jazzistica.
E in molti casi continua ancor oggi: standard ed evergreen debbono
far parte del repertorio di ogni musicista di jazz. Dalla seconda
metà degli anni Quaranta, con l'avvento del bop, gli
esecutori ritornarono ad essere nuovamente autori.
Anche se, in alcuni casi, le nuove composizioni erano state
costruite su strutture armonico-melodiche già precedentemente
esistenti. Anthropology il celebre tema di Charlie Parker e
Dizzy Gillespie è basato sugli accordi di I Got Rhythm
di Gerswhin, mentre l'altrettanto celebre Groovin' High di Gillespie
su Whispering. Il jazz italiano del periodo iniziale non ha
avuto strumentisti-autori, bensì solo esecutori che utilizzavano
materiale preesistente: canzoni ed arie di derivazione popolare
o euro-colta.
Solo
negli anni Quaranta i musicisti italiani di jazz hanno iniziato
anch'essi a fornirsi di un repertorio originale. Fra i più
prolifici, il sassofonista e clarinettista Franco Mojoli, la
tromba Nino Impallomeni, il pianista Romero Alvaro e successivamente
Oscar Valdambrini, Piero Umiliani, Roberto Nicolosi, Eraldo
Volontè fino a giungere ai giorni nostri con opere di
musicisti fra i più importanti del jazz mondiale: Rosario
Giuliani, Stefano Di Battista, Enrico Pieranunzi, Gianluigi
Trovesi, Gianni Coscia e tanti altri.
Questo
Real Book giunge in un momento propizio per il jazz italiano.
Conosciamo le doti di questi esecutori, è giusto che
si conoscano anche le loro qualità di compositori.
ADRIANO MAZZOLETTI
Intervista
a Stefano Mastruzzi
Nel
mese di maggio è stato pubblicato per la prima volta
“ITALIAN JAZZ REAL BOOK”, un’antologia che
raccoglie oltre duecentotrenta partiture di brani tratti dal
repertorio del jazz italiano. La pubblicazione è stata curata da Stefano Mastruzzi,
compositore, chitarrista e Direttore del Saint Louis College
of Music di Roma.
“ITALIAN JAZZ REAL BOOK”, una novità
sul mercato mondiale, come si è sviluppato questo progetto?
L’idea di raccogliere le partiture del jazz italiano è
un sogno del quale si parla da almeno vent’anni. La difficoltà
di realizzazione di tale progetto ha sempre scoraggiato sia
i musicisti che gli editori per il notevole impegno di ricerca,
per la competenza necessaria e anche per un problema di costi
che tale ricerca richiedeva. E’, pertanto, abbastanza
naturale che un’opera di tal fatta si sia sviluppata all’interno
di una storica Scuola di Jazz, dove la passione, il fermento
e la dedizione per il Jazz hanno reso realizzabile un’idea
un po’ folle.
Come si è diffuso il Jazz in Italia?
ITALIAN JAZZ REAL BOOK nasce con il chiaro intento di documentare
la creazione artistica italiana. Il Jazz nasce nei leggendari
bordelli di New Orleans ed è di chiara matrice popolare,
sviluppandosi dai Minstrel, dal Gospel, dagli Spiritual, dal
Ragtime. Nell’ambito della musica ‘colta’
assistiamo al disgregarsi della musica tonale, con lo sviluppo
della dodecafonia, della musica seriale e successivamente della
musica elettronica. Tuttavia, tale musica nasce in ambiente
accademico e segna in maniera sempre più marcata il distacco
fra l’artista e la realtà, fra il compositore ed
il pubblico. Il Jazz invece ha una grande carica innovativa,
nel linguaggio, nel ritmo e nel suo porsi come musica per tutti.
In Italia si sviluppa dapprima come forma imitativa, con la
nascita delle orchestre swing e delle big band che ripercorrevano
il repertorio di standard americani. Ma in realtà, gli
standard, come oggi vengono definiti i brani più”gettonati”
dalle formazioni jazz, altro non sono che canzoni, spesso tratte
dai Musical di Broadway. Ma in Italia, questo nuovo linguaggio
di chiare origini afroamericane, si fonde con la naturale vocazione
melodica dei nostri autori e negli anni nasce e si sviluppa
il Jazz italiano, affrancandosi da quello d’oltreoceano,
acquisendo una propria personalità, autonomia e dignità...
Di qui il lavoro di ricerca di cui mi parlava...
Esattamente, la mia ricerca è stata tesa all’analisi
di migliaia di partiture, dagli anni Cinquanta ai giorni nostri.
Ecco che in “ITALIAN JAZZ REAL BOOK” troviamo brani
storici di Oscar Valdambrini, di Luigi Volonté, di Piero
Umiliani accanto alla musica di Enrico Rava, Paolo Fresu Enrico
Pieranunzi, pubblicata magari da pochi mesi. Gli autori, le
cui opere sono state trascritte nell’antologia, sono oltre
centoventi. Fondamentale è stato l’ausilio del
noto critico e storico Adriano Mazzoletti, che ha aderito con
entusiasmo alla mia iniziativa, mettendo a disposizione la propria
cultura e gli importanti archivi a sua disposizione.
Quali
sono le finalità di ITALIAN JAZZ REAL BOOK?
Il fine è quello di documentare la vasta produzione jazzistica
in Italia e metterla a disposizione dei musicisti di tutto il
mondo. Non dimentichiamo che un’analoga pubblicazione
americana, il “REAL BOOK” ha contribuito in maniera
determinante alla diffusione del jazz nel mondo. I musicisti
di ogni dove hanno suonato le melodie ivi raccolte e le hanno
usate come percorso armonico per le proprie improvvisazioni.
Immaginiamo ora di mettere a disposizione di tutti le partiture
del jazz italiano... I Jazzisti di tutto il mondo potranno suonare
quelle melodie ed utilizzarle come punto di partenza e di ispirazione
per le proprie improvvisazioni e di conseguenza le renderanno
note al pubblico dei loro concerti. Certamente questo fenomeno
genererà curiosità e attenzione nei confronti
del jazz italiano, e ciò favorirà sia la vendita
dei dischi di jazz italiani all’estero sia la richiesta
di artisti italiani nei festival e rassegne europee.
Ci sarà un seguito a ITALIAN JAZZ REAL BOOK,
una seconda parte?
Al momento sono in lavorazione le versioni in Si bemolle e in
Mi bemolle, per un utilizzo anche da parte degli strumenti a
fiato. Successivamente è molto probabile che realizzerò
un secondo volume dove troveranno spazio tantissime composizioni
che ho dovuto escludere con grande rammarico. E’ chiaro
che “ITALIAN JAZZ REAL BOOK” rappresenta una sintesi
della creatività italiana, ma ci vorrebbe una piccola
enciclopedia per raccogliere tutto.
Comunqe
ne riparliamo fra un paio di anni...
|