Festival Jazz – Dal dopoguerra ad oggi

EDITORIALI

Una fruizione da parte del pubblico italiano maggiormente estesa e multi-direzionale, in termini di scelte consapevoli nei riguardi della proposta jazzistica, si deve in larga misura al crescente numero di festival che, dalla fine degli anni Cinquanta, si vanno organizzando sul territorio nazionale. Il precursore di questo trend è sicuramente il critico musicale Arrigo Polillo che, insieme al collega Pino Maffei, da vita al Festival del Jazz di Sanremo, tra i più longevi della storia del jazz italiano, con un’attività lunga ben dieci anni, dal 1956 al 1966. A questo appuntamento sanremese, verso la fine degli anni Cinquanta, si aggiunge il Festival Jazz di Bologna, fondato dal produttore discografico e impresario italiano Alberto Alberti, insieme ad Antonio “Cicci” Foresti. Nella prima edizione si esibiscono il trombettista statunitense Chet Baker e il pianista Amedeo Tommasi; è l’inizio di un’avventura musicale che si protrarrà fino agli anni Settanta con concerti di importanti personaggi del jazz contemporaneo, come Miles Davis, Charles Mingus, Bill Evans, Lee Konitz, Cecil Taylor, Keith Jarrett, Herbie Hancock, Sarah Vaughan, Michel Petrucciani, Ella Fitzgerald, solo per nominarne alcuni.

Queste nuove realtà concertistiche e il gradimento riscosso dalle stesse presso il pubblico negli anni del dopoguerra si contestualizzano in un assetto sociale italiano attraversato dall’onda del boom economico, durante il quale si assiste ad un aumento dei consumi e della spesa indirizzata verso forme di spettacolo, come appunto concerti, cinema, teatro ed altro. La diffusione di un benessere reale, o in certi casi percepito, da luogo ad una convergenza di modalità di partecipazione diretta e indiretta da parte del singolo individuo e delle famiglie maggiormente invasiva, da ricondurre anche al graduale aumento nel numero di ore giornaliere da poter dedicare al tempo libero. I brani di musica leggera vengono veicolati dalla radio e, in prevalenza, dal nascente mezzo mediatico del dopoguerra, la televisione. I programmi della rete pubblica divengono in poco tempo un punto fermo della sfera personale dello spettatore, perché in grado di assecondare i suoi rinnovati gusti, preferenze, scelte e abitudini. A questo si può aggiungere la nuova configurazione industriale alla base della crescente distribuzione discografica a livello nazionale dei supporti in microsolco, col successo su vasta scale del 45 giri.

L’ibridazione tra musica leggera e forme di espressione jazzistica fanno da sfondo attraverso le orchestre della Rai, composte da validi strumentisti provenienti dal contesto jazzistico, al varietà, format innovativo e di successo, in qualche modo ecumenico nel suo essere contenitore di canzonette, balletti, interventi comici e al contempo di sofisticati e sobri arrangiamenti orchestrali. Il 1955 segna, inoltre, l’inizio del Festival di Sanremo, vero e proprio accentratore mediatico; nell’edizione del 1958 la vittoria nella gara canora del celeberrimo brano Nel blu, dipinto di blu, cantata da Domenico Modugno, segna l’affermazione della musica italiana a livello internazionale.

Per assistere ad una vera e propria svolta nello scenario dei festival dedicati al jazz in Italia bisogna attendere il 1973, data che segna l’apertura del Festival di Umbria Jazz, ideata da Carlo Pagnotta, coadiuvato da Alberto Alberti. Non è più l’Italia della febbre consumistica e della ritrovata spensieratezza del dopoguerra diffusasi sulle ali del modello statunitense introdotto, prima, dalle truppe americane durante la parte finale della Seconda Guerra Mondiale e, dopo, negli anni Cinquanta e Sessanta, dalla propaganda anti-sovietica in periodo  di guerra fredda; conflitti internazionali, la crisi petrolifera del 1973, scoppiata a seguito del conflitto arabo-israeliano della Guerra del Kippur, nonché la deriva terroristica di movimenti di estrema sinistra e destra e la conseguente politicizzazione, spesso con posizioni radicali, dei contenuti mediatici fanno in modo che anche gli eventi concertistici cambino in conseguenza di una percezione sociale totalmente ribaltata. Diviene frequente, in quel periodo, assistere, come nell’edizione del Festival Jazz di Pescara del 1975, nel quale si esibiscono esponenti vicini alla scena free, come Don Cherry e  Anthony Braxton, a duri scontri tra la polizia e la folta compagine di ragazzi e ragazze decisi ad entrare senza pagare il biglietto nell’area destinata allo svolgimento dei concerti in programma. Analoghi problemi di ordine pubblico e di gestione porteranno nel 1978 alla cancellazione del Festival di Umbria Jazz, riattivato con l’introduzione del pagamento del biglietto di entrata, nel 1982.

Nello stesso periodo nasce su iniziativa del sassofonista napoletano Mario Schiano la manifestazione “Controindicazioni”, dedicata al jazz d’avanguardia italiano, vetrina musicale per diversi giovani jazzisti come Maurizio Giammarco, Patrizia Scascitelli e Antonello Salis. Analoga manifestazione, il “Festival Quercia del Tasso”, viene allestita nell’anfiteatro omonimo al Gianicolo di Roma.

Con gli anni Ottanta la programmazione dei festival jazzistici diviene più strutturata, capillare e accessibile a chiunque, senza filtri legati alla politicizzazione o all’idea generale di trovarsi al cospetto di un genere destinato solamente ad un pubblico di nicchia. Si assiste alla nascita di una profusione di appuntamenti concertistici accessibili sull’intero territorio nazionale, in cui trovano posto realtà di minore dimensione e di appeal mediatico nel macrocosmo delle rassegne di maggiore attrazione per grandezza di spazi a disposizione  e artisti presenti, in alcuni casi con un repertorio a cavallo tra la scena jazz e quella pop.

A parte il sopramenzionato Festival di Umbria Jazz, si possono citare tra le rassegne, diverse delle quali ancora in attività, il Clusone Jazz Festival in Lombardia, Rumori Mediterranei a Rocella Ionica in Calabria, le rassegne al Teatro dell’Opera e all’Alpheus di Roma, il Festival Internazionale del Jazz di Milano, Time in Jazz, organizzato da Paolo Fresu a Berchidda in Sardegna, Barga Jazz in Toscana, ideato da Bruno Tommaso, Atina Jazz nel Lazio.

Paolo Marra

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