Jazz in Comparison - History of a recording invention

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Spesso presente tra il pubblico accalcato nell’umida cave di Largo Dei Fiorentini a Roma, il Music Inn, il produttore Aldo Sinesio dopo aver assistito ai concerti in programma era solito avvicinare i musicisti con una proposta d’incisione per l’etichetta indipendente Horo. Di origini siciliane ma residente nella Capitale, Sinesio licenzia nei primi anni Settanta una serie discografica dal titolo esplicativo “Comparing Jazz”: ogni titolo suggella su microsolco l’incontro/confronto tra jazzisti stranieri, arrivati dall’estero a Roma, accompagnati da ritmiche locali, e collaborazioni in studio tra musicisti della scena jazz italiana di diversa estrazione stilistica. Ad esercitare una certa attrazione sul produttore sono proprie le mescolanze di generi musicali tanto da spingerlo a mettere insieme in una stessa seduta d’incisione due musicisti molto diversi tra loro, come il sassofonista bebop Sal Nistico e il chitarrista brasiliano Irio De Paula.

Tutto era iniziato quando al Music Inn Sinesio non si era fatto sfuggire l’occasione di avvicinare Sal Nistico alla fine della sua esibizione per proporgli di partecipare all’incisione di un disco. Tra il novero dei più prestigiosi tenorsassofonisti del panorama jazzistico americano del periodo, Nistico aveva fatto parte in precedenza delle orchestre di Woody Herman e Count Basie. Arrivato poco tempo prima in Europa, il musicista americano di origini calabresi si era stabilito a Stoccarda, in Germania, per spostarsi per brevi periodi in Italia dove era solito alloggiare presso le abitazioni di alcuni giovani jazzisti romani. Poco prima dell’arrivo del sassofonista americano, erano giunti nella Capitale, insieme alla regina della Samba Elza Soares e il compagno, il giocatore brasiliano Garrincha, il chitarrista Irio De Paula e il batterista Afonso Vieira. Il musicista contattato da Sinesio era diventato in poco tempo uno dei musicisti di punta dell’etichetta romana. Il disco che vede insieme i due musicisti viene inciso presso gli Studi Titania di Roma con la sezione ritmica formata da Enrico Pieranunzi al pianoforte e Alessio Urso al contrabbasso.

Un mese più tardi arriva in Italia da Parigi, dove vive ormai da diverso tempo, Kenny Clarke, batterista dalle eccellenti doti tecniche, riconosciuto tra i maggiori esponenti del movimento bebop. Ancora complice il Music Inn, l’incontro tra il jazzista americano e Aldo Sinesio avviene alla fine di un concerto a cui avevano partecipato Oscar Valdambrini e Dino Piana, rispettivamente alla tromba e al trombone, Enrico Pieranunzi e Roberto Della Grotta al contrabbasso. Per l’incisione in studio i due musicisti titolari della sezione fiati vengono sostituiti dal trombettista Cicci Santucci e il sassofonista Enzo Scoppa. Il primo era membro stabile dell’Orchestra di Musica Leggera e di Ritmi Moderni della Rai, il secondo rappresentava l’archetipo del jazzista di alto livello tecnico ma non professionista; Scoppa era titolare di un’oreficeria a Roma, in Via Merulana. Fatto insolito, prima della fine della seduta d’incisione, Kenny Clarke lascia anticipatamente lo studio per non perdere il volo prenotato per Parigi. Non partecipa, così, alla registrazione del brano “Waiting“, inserito nell’album in fase di post-produzione al solo scopo di riempire il minutaggio della seconda facciata.

A questo punto facciamo un passo indietro: gennaio 1973, il trombonista Marcello Rosa, figura di riferimento della scena jazzistica romana, incide da leader un disco per la serie discografica di Aldo Sinesio. Ad accompagnarlo ci sono, tra gli altri, il contrabbassista Bruno Tommaso ed Enrico Pieranunzi. Quest’ultimo aveva trovato nel trombonista un riferimento determinante per l’avvicinamento al jazz quando ancora diciottenne, nel 1968, Rosa l’aveva fatto entrare nel suo quartetto dopo averlo notato durante una performance in piano solo al “Nocciolo”, piccolo club di Trastevere. Il pianista, allora ventitreenne, contribuisce alla scrittura compositiva del disco col brano “Rose Minor“, dedicato al leader della formazione. Dal canto suo Bruno Tommaso, giovane musicista con una solida preparazione musicale conseguita al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, in quegli anni è tra gli strumentisti più richiesti dai leader delle formazioni del circuito jazzistico della Capitale; un’intensa attività di session man in studio dovuta anche alla forte carenza di contrabbassisti disponibili in quel periodo sulla “piazza” di Roma e in generale in Italia. Qualche mese dopo, Aldo Sinesio ingaggia il trombonista americano di origini siciliane, Frank Rosolino, membro a metà degli anni Cinquanta dell’Orchestra di Stan Kenton insieme al trombettista Count Candoli. Ad accompagnare il trombonista durante la registrazione del disco, avvenuta in una notte di maggio del 1973 dopo un suo concerto, ci sono Franco D’Andrea, Enrico Pieranunzi, Bruno Tommaso, Bruno Biriaco e Gianni Basso. Venuto a conoscenza della seduta di incisione, Marcello Rosa chiede al produttore siciliano di parteciparvi con una composizione dal sapore “spagnoleggiante” dal titolo “Toledo“.

Paolo Marra

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