Jazz Club nei Quartieri di Roma

EDITORIALI

Tra le strade di RomaVolendo tracciare una geografia degli storici jazz club di Roma dobbiamo incamminarci con l’immaginazione tra i vicoli dei suoi quartieri, per tornare indietro agli anni Settanta e Ottanta ed essere testimoni, insieme alla Città Eterna, di uno straordinario racconto.

Il nostro viaggio non può che iniziare dal Music Inn, in virtù del fatto di essere stato il primo locale a Roma ad avere ricoperto il difficile quanto essenziale ruolo di “incubatore” del fermento jazzistico romano di quegli anni contrassegnato dall’incontro fra grandi nomi del jazz americano sbarcati in Italia e il nascente movimento costituito dai giovani jazzisti italiani. Il club viene inaugurato nel 1973  dal “Principe” Pepito Pignatelli  (discendente di una nobile famiglia, batterista e appassionato di jazz) a seguito della chiusura di un altro locale da lui  aperto, il Blue Note, situato in uno scantinato di Via Delle Zoccolette tra Ponte Garibaldi e Ponte Sisto nei pressi del Lungotevere. Negli anni a seguire saranno numerosi i jazzistici  che calcheranno lo stretto palcoscenico dell’umida cave situata in Largo dei Fiorentini nel Rione Ponte, alle spalle di Via Giulia: Ornette Coleman, McCoy Tyner, Bill Evans, Dexter Gordon, Woody Shaw, Jackie McLean, Max Roach, Chet Baker, Carmen McRae, Charles Mingus, per nominarne solo alcuni, spesso accompagnati da giovani talenti nostrani, tra i quali si annoverano, Enrico Pieranunzi, Roberto Gatto, Giovanni Tommaso, Maurizio Giammarco, Enzo Pietropaoli, Danilo Rea, Massimo Urbani, Fabrizio Sferra. Dopo la morte nel 1981 di Pepito Pignatelli il jazz club verrà gestito per tutti gli anni Ottanta dalla moglie Picchi; chiuderà nel 1993 a causa del decesso avvenuto in tragiche circostanze di quest’ultima.

Dalla sponda opposta del Tevere, in zona Borgo Pio, vicino alla chiesa di Sant’Anna, un altro locale animava le notti romane di quell’irripetibile stagione jazzistica, il Mississippi fondato nel 1978 da Luigi Toth, trombettista Dixieland, leader della Old Time Jazz Band (All’interno del club il giornalista della Rai Raffaele Cascone realizza nel 1980 l’intervista al trombettista americano Chet Baker dal titolo “No alla droga sì al Jazz”). Spostandoci in uno dei quartieri più rappresentativi della Capitale, Trastevere, troviamo in quegli anni, la cooperativa Murales in Via dei Fienaroli, aperto nel 1976 da Amedeo Fiorentino (organizzatore anche dell’importante rassegna estiva di musica allestita nella zona dell’Eur), il Billy Holiday e, infine, il Folkstudio, nato nel 1960 in una cantina di Via Garibaldi e la cui sede viene trasferita in seguito in Via Sacchi, sempre nel quartiere Trastevere, e infine, negli ultimi anni di attività, in Via Frangipane, nei pressi del Colosseo. Gestito dal 1967 da Giancarlo Cesaroni (chimico in un laboratorio di analisi  con la passione del blues), il Folkstudio sale agli onori delle cronache degli anni Settanta come locale di riferimento della turbolenta quanto creativa scena musicale romana, in particolare di impronta underground e volutamente trasversale, dal gospel al cantautorato “impegnato” (al Fokstudio muovono i primi passi Antonello Venditti, Francesco De Gregori, Rino Gaetano) alla musica sudamericana al jazz, con concerti di Massimo Urbani, Tommaso Vittorini, Enzo Pietropaoli, Enrico Pieranunzi, Franco D’Andrea, Mario Schiano, Maurizio Giammarco, Carla Marcotulli, Franco Cerri, Steve Lacy e tanti altri, nonché delle orchestre sperimentali di Giancarlo Schiaffini, Roberto Laneri, Giancarlo Gazzani e Antenore Tecardi.

Il Purgatorio necessità di una menzione a parte: jazz club aperto nel 1959 in una sala sotterranea del noto ristorante di Trastevere “Meo Patacca”, nella prima metà degli anni Sessanta diviene il ritrovo abituale per il gruppo composto da Gato Barbieri (sassofonista argentino arrivato in quegli anni a Roma), Enrico Rava, Gianni Foccià, Giovanni Tommaso, Bruno Tommaso, Gegè Munari ma anche per lo stesso Pepito Pignatelli e il clarinettista statunitense Bill Smith. Altro ritrovo a metà degli anni Settanta per appassionati o solo curiosi, attirati dal richiamo di un genere uscito dall’anonimato e diventato appannaggio di una pleiade di ragazzi-musicisti, è il Saint Louis, in Via del Cardello nel Rione Monti. Fondato da un manipolo di giovani musicisti “che suonano in una cantina e frequentano il Music Inn” (tra cui Mario Ciampà, che a pochi mesi dall’apertura ne diventa l’unico proprietario) si differenzia dagli altri locali per lo stile più ricercato e raffinato, potremmo dire alla “moda”, e, inoltre, per essere nei primi anni di attività sia club alla sera, con un ricco programma di concerti, che scuola di musica con lezioni tenute alla mattina.

Nello stesso anno, il 1976, viene inaugurato un altro spazio di aggregazione sociale immerso nella sfaccettata fisionomia popolare-borghese di Roma, il Teatro Tenda a Piazza Mancini: un tendone da circo rosso e blu con circa duemiladuecento posti tra gradinate e sedie in platea. Il “Tenda” (così ribattezzato dalla cittadinanza romana) è un laboratorio artistico nel cuore della Capitale animato da un pubblico formato da gente comune, attori, intellettuali, registi, politici; vanno in scena commedie, musical, balletti, spettacoli con repertori tradizionali e avanguardisti. Nel 1977 l’attore Gigi Proietti si esibisce al Teatro Tenda con il “One Man Show’’ dal titolo “A me gli occhi please” riscuotendo un grande, quanto inaspettato, successo di pubblico. Il proprietario del Music Inn, Pepito Pignatelli, sempre fecondo di idee e iniziative, mette in piedi la rassegna “Il Lunedi del Music Inn”, una serie di concerti di jazz programmati nel giorno in cui lo spettacolo dell’attore romano non va in scena, che andrà avanti anche negli anni successivi. Qualche anno dopo, nel 1982, arriva a Roma il trombettista americano Miles Davis, reduce da uno stop di sette anni di attività concertistica. La città è in fermento, una vibrazione è nell’aria nella spasmodica attesa che preannuncia l’evento irripetibile. Il concerto si tiene sotto un altro tendone, quello del Teatro Tenda Pianeta (situato dove attualmente sorge l’Auditorium Parco della Musica). Ad accompagnarlo la band formata da Bill Evans al sassofono, Mike Stern alla chitarra, Marcus Miller al basso, Al Foster alla batteria e Mino Cinelu alle percussioni.

Altri luoghi deputati all’incontro tra musicisti e pubblico di ogni età, nel rito emozionale del concerto, nasceranno nel corso degli anni nella Capitale, scrivendo in maniera indelebile il fondamentale ruolo del jazz nella presa di coscienza musicale e culturale in seno ad intere generazioni di ascoltatori e partecipanti.

Paolo Marra

Nella foto (contributo condiviso da Enzo Pietroapoli), da sinistra, Enzo Pietropaoli, Tommaso Vittorini e Roberto Gatto in concerto al Folkstudio di Roma 

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