Eddie Van Halen – A focus on

Riffs And Licks In The Style Of...

Ciao a tutti, benvenuti all’approfondimento del brano ispirato al leggendario Eddie Van Halen che ho scritto e suonato per voi la scorsa puntata.

Andremo insieme ad analizzare i momenti salienti del breve assolo per snocciolarne i contenuti e riuscire quindi ad inserirli nel nostro personale bagaglio di licks.

Principalmente si tratta di scale pentatoniche minori e blues eseguite a gruppi, anche con l’uso di corde a vuoto. Caratteristico, ovviamente, anche l’uso del tapping come nota aggiunta ai classici box pentatonici e come sfumatura espressiva, per generare armonici artificiali.

Entriamo nel dettaglio:

Eddie Van Halen il solo si apre con un classico lick Rock pentatonico ricco di bending. Nella battuta 15 e 16 possiamo notare in particolare come in chiusura di ogni sequenza dei gruppi di note terzinate si preferisca l’uso della nota blues alla più tipica quarta nota della scala pentatonica.

La sezione seguente racchiude in quattro battute alcuni tra i capisaldi dello stile di EVH: il tapping, le discese cromatiche e gli armonici artificiali. Dal punto di vista tecnico sarà molto importante fare in modo di mutare con il palmo della mano destra, ma anche con l’aiuto dell’avambraccio, le altre corde per evitare sgradevoli ed involontarie risonanze, soprattutto delle corde più basse. Per gli armonici artificiali si dovrà colpire velocemente il tasto di metallo con il dito medio della mano destra mentre la mano sinistra tiene la nota innalzata con un bending di un tono.

In questa terza sezione del solo troviamo un altro punto fondamentale dello stile Van Haleniano, l’aggiunta di corde a vuoto nei lick pentatonici. Questo lick è chiaramente ispirato a quello che possiamo apprezzare negli assoli di brani come “Hot For Teacher” (da “1984”, del medesimo anno) o “Somebody Get Me A Doctor” (da “Van Halen II”, 1979) e consiste in un veloce lick terzinato in cui troviamo la seconda corda a vuoto come ultima nota prima di cambiare corda e atterrare, di nuovo, sulla nota blues. Sarà importante prestare attenzione al pull-off, in modo da controllare al meglio ritmicamente questa corda a vuoto all’interno della ripetizione del gruppo di sei note.

Anche qui è evidente l’uso del tapping nello stile di EVH, che consente di ampliare il classico box pentatonico con forma indice/mignolo, aggiungendo una terza nota presa “in prestito” dal box successivo. Nelle battute 27 e 28 sono insidiosi dal punto di vista ritmico, ma anche di pulizia del suono, gli slide cromatici. Come per la Sezione 2 vista poco fa, bisognerà fare attenzione che le altre corde siano ben mutate.

In questa quinta sezione, nella battuta 30 e 31, troviamo di spiccata importanza l’uso del tremolo picking. Eddie lo eseguiva ruotando il polso per permettere una rotazione più efficace ad alte velocità, grazie all’angolo del plettro. Questa tecnica è apprezzabile, per esempio, nel finale del leggendario assolo di “Beat It” di Michael Jackson (da “Thriller”, 1982) o anche in brani dei Van Halen come “I’m The One” (da “Van Halen”, 1978) o “Good Enough” (da “5150”, 1986).

Con questa ripetizione tipico della tradizione pentatonica Rock/Blues ci avviciniamo al finale dell’assolo. Eseguiremo queste quattro battute in legato, andando a plettrare in downstroke semplicemente la prima nota della ripetizione e ribattendo, sempre in downstroke, la nota con un bending di mezzo tono sulla terza corda.

In questo finale del solo ci avvarremo, nella prima battuta, della leva del tremolo per creare il tipico effetto dive bomb per poi suonare uno dei licks più famosi di Eddie Van Halen. Una pentatonica blues discendente con l’aggiunta della nona e della sesta maggiore a cui viene sommata una nota in tapping al dodicesimo tasto di ogni corda. Possiamo ascoltarlo anche alla fine dell’intro del brano “Hot For Teacher”, prima dell’ingresso della band.

Dopo una nota in tapping (grazie al quale, dopo un bending di mezzo tono sulla terza minore dell’accordo raggiungiamo la nota fondamentale), concluderemo il nostro assolo con un altro dive bomb sul powerchord di La.

Il suono:

Abbiamo visto come approcciare dal punto di vista tecnico l’assolo in questione, ora è il momento di capire come avvicinarsi il più possibile al sound di questo grande chitarrista. Come da tradizione per molti chitarristi di quella decade, si preferisce utilizzare una superstrat, una chitarra di forma e costruzione Stratoide ma con un pickup Humbucker al ponte e con leva del tremolo o Floyd Rose.

Parlando di amplificatori, non bisogna fare l’errore di reputare il Van Halen sound come un suono high-gain. Il cosiddetto brown sound era infatti prodotto da ampli vintage tirati al massimo volume, con alti tagliati, bassi lievemente boostati e medi molto presenti per bucare il mix. Non bisognerà quindi esagerare col gain, per evitare di rendere il suono troppo aspro e “zanzaroso”, seppur più semplice da suonare. In mancanza di una classica testata Marshall/Peavey/EVH si può sempre scolpire il suono con un pedale overdrive per ottenere lo stesso risultato.

Oltre ai classici Delay e Flanger usati nel corso della carriera, un tassello costante ed indispensabile per emulare il suono di Eddie è invece il Phaser. Usato su suoi moltissimi assoli e riffs, andrà regolato al minimo per ottenere un sottile ma evidente cambiamento nell’eq del segnale, ma senza snaturare il suono della chitarra.

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