Mettiamoci all’Opera!

Turnaround

Mettiamoci all’Opera! Che jazz sarà, in questo – speriamo favorevole nuovo anno – lo scopriremo solo vivendo. Che jazz è stato, invece, lo scorso anno sarà l’argomento di una serie di post che potrete leggere nei prossimi giorni. Faremo un bilancio discografico, esaminando i dischi che, dai critici di tutto il mondo, sono stati considerati i migliori pubblicati nel 2021 – il tutto accompagnato da una playlist di Spotify, naturalmente.

Racconteremo vita e opere di alcuni formidabili giovani musicisti che si sono messi in luce negli ultimi mesi. Uno su tutti: Jon Batiste, il fenomenale pianista neworleansiano che alla consegna dei prossimi Grammy Awards si presenterà con ben undici nomination (se non è un record, poco ci manca). Insomma , passeremo al microscopio l’anno appena passato, cercando di leggere, come fossero fondi del caffè, segnali per capire cosa ci prospetta il futuro.

Dobbiamo, invece, necessariamente segnalare due eventi eccezionali che hanno segnato gli ultimi mesi dell’anno appena trascorso. Il jazz, cioè, si è messo all’Opera, grazie a due lavori che hanno esordito a novembre del 2021. Il primo, Fire Shut Up In My Bones, scritto dal trombettista Terence Blanchard; il secondo, Iphigenia, composto da Wayne Shorter ed esperanza spalding (non è un errore di stampa: è da un po’ che la talentuosa musicista preferisce eliminare le maiuscole nel suo nome).

Fire Shut Up In My Bones è il primo lavoro di un compositore afroamericano mai rappresentato al Metropolitan Opera di New York (MET, per gli amici), ovvero il tempio americano della lirica. Blanchard l’aveva già portato in scena nel 2019, a Saint Louis, ma il MET l’ha fortemente voluto addirittura per aprire la stagione 2021-22. Un lavoro di incredibile densità, il cui libretto – realizzato da Kasi Lemmons, formidabile regista e sceneggiatrice afroamericama, autrice del memorabile Harriet, sull’eroina abolizionista Harriet Tubman – è tratto dall’omonimo libro di Charles Bowl, una delicata e amara storia di formazione nell’America razzista. Presto, almeno speriamo, sarà possibile vederne la versione filmata sul palcoscenico del MET.

Iphigenia, invece, con musiche di Wayne Shorter e libretto di esperanza spalding, che ne è anche la protagonista, non è la trasposizione del mito greco di Ifigenia, ma una profonda e lirica riflessione sul tema del femminile. La partitura di Shorter, per orchestra, all’interno della quale si muove il suo abituale gruppo (con Danilo Perez, John Patitucci e Jeff Tain Watts), abbatte, come hanno scritto i critici, i confini tra musica classica e jazz, prevedendo anche momenti di improvvisazione orchestrale. Il lavoro si sposterà verso la West Coast a febbraio, a Berkeley e Los Angeles. Chi dovesse transitare da quelle parti…

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