Allievi ad Haarlem: alla ricerca di una “Hit” tra Sony, Warner e Armada

Nov 8, 2016

Appena rientrati dall’entusiasmante avventura dell’IWC, i nostri allievi ci raccontano con passione la loro esperienza ad Haarlem, svoltasi tra il 1-4 novembre 2016.
Uno scambio tra studenti provenienti da tutta Europa, professionisti del settore e responsabili di colossi del panorama musicale quali Sony, Warner e Armada, li ha visti impegnati dal mattino fino a notte fonda alla ricerca di quel misterioso mix perfetto che compone una “Hit”.
In particolare abbiamo chiesto all’allieva Roberta Staffieri, laureanda in canto pop e a Leonardo Carfora, studente di chitarra rock-blues in Erasmus ad Haarlem, di condividere con noi le loro avventure:
 

Roberta Staffieri, 25 anni, laureanda in canto pop:

 
 “L’esperienza dell’IWC è stata una delle più interessanti e costruttive che abbia mai fatto a livello musicale. Nel momento in cui sono partita sapevo ben poco di quello che sarebbe accaduto da lì a poche ore e forse è stato proprio lì il bello: siamo stati catapultati in un’esperienza musicale totalmente nuova, a scatola chiusa.
 
Eravamo divisi in circa 30 gruppi tra persone provenienti da tutta Europa con diverse abilità musicali e abbiamo cominciato a lavorare sin da subito. Sono stati tre giorni intensissimi in cui un cantante-scrittore, un musicista e un produttore dovevano scambiarsi esperienze musicali e stili e buttare giù idee quanto più vincenti per creare una canzone di successo.
 
Partivamo dal nostro ostello con le biciclette dateci dalla scuola e arrivavamo lì in circa 15 min, quindi lavoravamo fino a sera (in alcuni casi, anche di notte: la scuola era aperta fino a mezzanotte e inoltre anche in ostello c’erano degli studi dove poter continuare il lavoro). 
 
Ci sono stati dati anche dei buoni pasto per cui avevamo praticamente il pranzo gratuito! Ci sono stati assegnati 15 pitches, cioè degli assignements che descrivevano il destinatario della canzone (ad esempio, una canzone per i Chainsmokers, una per The voice of Germany, un’altra per Ariana Grande e così via) che erano effettivamente ricercate dall’industria musicale. Il primo giorno abbiamo scelto il nostro pitch, abbiamo fatto degli ascolti e poi in seguito abbiamo tirato giù il giro armonico e la melodia. Il secondo giorno è stata la volta dell’assemblaggio e di una prima registrazione dei vocals.
 
Il terzo abbiamo ultimato il tutto: registrazione finale dei vocals (con relative tecniche di registrazione che abbiamo imparato dai produttori danesi-olandesi) e masterizzazione. Il quarto giorno abbiamo consegnato i nostri lavori che sono stati legalmente registrati e poi sono stati ascoltati da tutti gli altri studenti (una novantina) e da una giuria di produttori, i quali hanno dato il loro parere e con i quali siamo rimasti in contatto per la commercializzazione dei lavori.
 
Si è trattato quindi di un’esperienza a diretto contatto con la grande produzione musicale, che richiedeva effettivamente dei prodotti validi per il mercato degli artisti musicali delle varie etichette. Loro facevano anche un’analisi della tipologia di canzone e del mercato a cui sarebbe potuta appartenere: se sarebbe stata una canzone adatta alla radio, a Spotify, oppure alla musica indipendente. Ma la filosofia di base era: se hai realizzato una Hit, noi te la scritturiamo.
 
È stata un’esperienza bellissima, che mi ha fatto sviluppare in maniera esponenziale le mie doti creative e professionali e mi ha insegnato quanta grinta e passione richieda questo mestiere per essere fatto nel migliore dei modi. Perchè si tratta sempre di quello: non importa cosa fai, che genere canti o suoni, basta che lo fai nelle sue massime potenzialità.
 
Consiglio fortemente questa esperienza a tutti i musicisti, innanzitutto perchè Haarlem e l’Olanda sono posti bellissimi non solo per studiare musica e fare questo mestiere, ma per vivere in generale, e poi perché ti ritrovi in un posto dove il numero di strumentazione disponibile e anche gli spazi fisici sono altamente più elevati rispetto a noi, probabilmente per via della netta inferiorità del numero di iscritti nelle scuole olandesi (circa 150 studenti).
 
Ma la consiglierei soprattutto perché all’interno del IWC hai davvero la possibilità di esprimere tutte le tue capacità in un contesto in cui non sei visto come una persona che ha talento o no, ma come un musicista che per realizzare un buon prodotto deve semplicemente lavorare e usare al meglio la sua passione.
 
E poi il fatto di farlo con persone che non conosci, di esporti così tanto con degli sconosciuti, è una cosa molto eccitante, quindi altamente produttiva. È la solita vecchia storia della prima impressione che è quella che conta: messa in musica, diventa semplicemente la canzone più bella che tu abbia mai scritto.
 

Leonardo Carfora, 24 anni, chitarra rock-blues in Erasmus al Conservatorio di Haarlem

 
L’International Writers Camp è stato illuminante.
Far incontrare musicisti da tutta Europa e farli collaborare insieme verso un importante obiettivo a breve termine è una formula divertente e molto formativa.
Detto ciò, io mi sono buttato in questa esperienza non sapendo veramente cosa aspettarmi.
 
Il primo giorno ci incontriamo tutti nella sala concerti. L’aria che vibra, insegnanti e publishers (i preziosi Coach che prendevano parte al work in progress) impazienti quasi quanto noi di mettere in moto la grande macchina. Conosciuti i ragazzi con cui avrei condiviso le successive 72 ore, un producer di musica elettronica olandese e un songwriter norvegese, ci siamo messi subito a lavorare.
 
Nonostante i differenti background musicali, già dal primo giorno avevamo un brano tra le mani e ci è subito piaciuto.
Il secondo giorno abbiamo dato alla canzone la giusta direzione: una hit dance/pop, mentre il terzo e ultimo ha visto me e il ragazzo norvegese incidere le nostre voci sul pezzo e il producer chiudere il mix.
 
Arrivati al giorno finale ci siamo ritrovati di nuovo con tutti gli 87 studenti partecipanti nella sala concerti, seduti di fronte ad una tavolata di publishers dall’aspetto alquanto “XFactoriano”, pronti a sentire insieme a noi ore e ore di duro lavoro.
Il loro compito era quello di giudicare quali delle 29 canzoni, divise in 15 “pitches” (proposte), fossero ad un livello professionale in scrittura, produzione e mix e se fossero adatte o meno alla proposta scelta, per poterla poi in caso riproporre agli artisti scelti. C’è stata grande partecipazione e grande sportività tra tutti quanti, ogni canzone ha ricevuto il suo giro di applausi e complimenti, raramente un brano riceveva più critiche che elogi.
 
Essi venivano riprodotti a metà, fino alla fine del primo ritornello, principalmente per problemi di tempo, ma io credo anche per rispettare gli standard di “interesse” di un potenziale ascoltatore.
Ebbene, è stato sorprendente sentire così tanti prodotti validi, alcuni addirittura di qualità radiofonica, realizzati con grande talento.
Non vedo l’ora di ricevere il CD con tutti i brani di questa edizione!
Tra voci stupende e suoni curatissimi, i grandi nomi di Sony, Warner e Armada erano già pronti a proporre alcuni di questi pezzi ad artisti di grosso calibro.
 
Sono certo che nessuno dei partecipanti sia tornato a casa a mani vuote. Coloro così bravi e fortunati da essere stati considerati dai publishers avranno la chance di proporsi ad alcuni grandi nomi dell’industria musicale odierna, mentre tutti gli altri potranno continuare la propria carriera musicale consci del fatto di avere del potenziale creativo che magari non credevano di avere.
 
Questo e il fatto di aver stretto amicizia per future collaborazioni con altri talentassi colleghi ha reso tutto un’esperienza da cogliere al volo!
Il confronto con il business, la scrittura di gruppo e la creatività che risuona nelle mura sono alcuni dei tanti motivi per cui bisogna prenderne parte, a patto che si abbia una mentalità aperta.
In questo caso il saper lavorare in gruppo viene testato quasi più che il talento, e le dinamiche interne sono vitali per la riuscita di un buon prodotto, come del resto succede nella vita.
 
C’è da dire che non vi è una vasta selezione di proposte, molte si mantengono sul pop/dance/elettronica, perché i publishers “vogliono le hit, vogliono gli hook”, cercano il “drop” perfetto. Non si limitano solo a questo, ma è chiaro che la tendenza sia questa e ciò potrebbe demotivare molti studenti.
 
Inoltre tutto si svolge rigorosamente in “english” e per quanto ai musicisti questo non dovrebbe crear problemi, purtroppo la lingua rimane ancora uno scoglio per molti. Secondo me all’IWC i risultati migliori si ottengono sperimentando, lasciandosi andare, lavorando in gruppo fin quando possibile e comportandosi in maniera positiva sempre.
 
Tenendo questo a mente, non consiglio la partecipazione se manca una conoscenza media della lingua inglese, la voglia di stare in gruppo anche fino a notte fonda e se non si vuole avere a che fare con la musica elettronica commerciale e “catchy”.
A tutti gli altri… che state aspettando?

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