il messaggero

Con Danilo Rea il pianoforte jazz richiama il pop

Non sottovalutate l’influenza del pianoforte nel jazz, non dimenticate grandi musicisti come Bill Evans, Art Tatum, Erroll Garner, Oscar Peterson, Thelonious Monk, Bud Powell, Dave Brubeck e tanti altri, e ricordatevi che spesso un pianista ha la stessa energia di una big band anche se suona da solo o con piccole formazioni.

LO STILE
È la premessa per uno dei due live che stasera chiudono la rassegna Anxur in Jazz, quello di Danilo Rea con il contrabbassista romano Paolo Damiani, seguito più tardi dal quartetto del chitarrista Fabio Zeppetella. Veneto di Vicenza, annata 1957, a Roma fin da bambino, diplomato in conservatorio, Rea ha suonato praticamente con tutti, italiani e stranieri, da Chet Baker, Lee Konitz, John Scofield, Joe Lovano, Art Farmer, Toots Thielemans, ai nostri Lingomania, Perigeo, Doctor 3, ma anche con tante star della canzone d’autore e del pop come Gino Paoli, Mina, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Modugno, Mannoia, Cocciante, Zero, Morandi, Celentano.
Ha uno stile molto personale, ama improvvisare su ampie melodie e in scaletta non mancano brani dal suo Desideri traditi, Ip e nuovo progetto con pezzi originali suoi e di Damiani e riletture di composizioni e canzoni di varie provenienze nelle quali si rincorrono tradizioni e tradimenti, e dove il tradimento è letto come la più alta prova possibile d’amore verso un patrimonio che altri conservano con interpretazioni perfette o massacrano con operazioni mediocri.

Fabrizio Zampa
Infostampa S.r.l.s.

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