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Il Jazz è l’arte dell’incontro

Chiara Civello, alla Casa del Jazz con Rita Marcotulli, parla delle sue lezioni di vita e musica

Ci siamo incontrate dentro una canzone». Una di quelle storie un po’ da favola.
Così Chiara Civello spiega il sodalizio artistico con Rita Marcotulli. Galeotto fu Pino Daniele: «Con lui avevo scritto e Inciso il brano L’ironia di sempre nell’album Ricomincio da 3o -spiega la vocalist – Dopo qualche tempo ho incontrato Rita che mi ha detto: ma lo sai chi lo suona il piano, lì? lo!».
E da quel momento «ci siamo dette: perché non facciamo qualcosa insieme, un giorno?». Amicizia cementata in tour. Ed ora la ripartenza, domani tappa a Roma, alla Casa del Jazz.Ovviamente mettendo in gioco differenze e punti di incontro.
Sì, perché entrambe sono «dei contenitori di una pluralità di influenze». Due ragazze romane di spirito nomade che han fatto il giro del mondo in musica, tra New York e Rio, il Nord Europa e l’Africa. Comune denominatore «la libertà che Il Jazz ci ha regalato fin dal nostri primi passi, il nostro modo di nascere». Amare il rischio. Ogni sera «interpretare una canzone sapendo che può avere un’altra fine». Senza rete, senza spartito, senza schema fisso. Ad altri farebbe spavento. Per Chiara e Rita «è uno del regali, delle piccole benedizioni che dà il Jazz». Come scuola, la Civello è nata al Saint Louis, college della Capitale.
Per poi vincere una borsa di studio e giocarsela al prestigioso Berklee di Boston. Un bel salto: «Beh, al Saint Louis si sono creati tutti i semini, i sogni, le aspirazioni, i desideri. E devo dire che se proprio dovessi chiudere gli occhi, togliere il contesto americano o rione Monti, le farfalline sullo stomaco erano le stesse…». L’esordio con un’etichetta come Verve, l’occasione di comporre a quattro mani con Burt Bacharach, le collaborazioni con amici come Gilberto Gil e Chico Buarque, Sanremo.
Altro punto di incontro con la Marcotulli, le musiche da film dei nostri grandi maestri come Ennio Morricone: «Rita c’è cresciuta, Il padre era il fonico dei Forum Studios, così lei ha respirato pane e Morricone, crescendo», racconta la Civello.
Lei, Chiara, non nasconde le sue influenze: Umiliani e Piccioni, Micalizzi e Trovajoli: «Grandissimi: si cimentavano in tanti generi diversi senza snaturarsi mai, si potevano permettere tutto, tutto – ripete – si potevano permettere, e questo è il mio modo di vivere la musica oggi, voglio potermi permettere tutto».
Intanto le è permessa una nuova sfida: la direzione artstica della parte musicale di Festambiente Sud. «Ho puntato sui giovani all’insegna della pluralità, biodiversità, coesistenza di mondi diversi sul palco». L’idea di poter proporre una musica «che non è necessariamente quella che risponde a un algoritmo», ma ha l’orgoglio, l’ambizione «di proporre sonorità inedite». E a novembre, una nuova uscita e ancora una svolta: un ritorno alla Chanson, questo il titolo del suo prossimo album, denso d’atmosfere d’Oltralpe. Incontrarsi ogni sera dentro una canzone: quali dobbiamo aspettarci dal vivo, con Rita Marcotulli? «Da Michel Legrand a Pasolini, da Milton Nascimento a Randy Newman».
Forse.

Raffaele Roselli

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