Crisi e pandemia sono la voce della nostra ansia
Maddalena Morielli, in arte Maddalena, cantautrice romana, classe 1998, presenta il suo primo singolo “Anxiety is a modern cliché”, in cui canta in italiano e inglese

Il titolo della canzone è in inglese, ma lei canta in italiano. Sintetizzando in pochi versi l’umore e i sentimenti dei suoi coetanei, quelli della “Generazione  “Z”, cresciuti in un mondo segnato da crisi e precarietà: «Come se non bastasse, è arrivata pure la pandemia», dice Maddalena Morielli, in arte semplicemente Maddalena, cantautrice romana classe 1998 che con il singolo Anxiety is a modern cliché, uscito sulle piattaforme venerdì 5 febbraio (distribuito da Universal), ha posizionato il primo tassello della sua carriera discografica, dopo gli studi al Saint Louis di Roma, al Berklee College of Music di Boston (ha frequentato le lezioni della prestigiosa scuola di musica americana nell’estate del 2016) e al CET di Mogol.

Cercava per il titolo uno slogan efficace?
«Si. Soprattutto per i ragazzi della mia età: ad accomunarci è proprio l’ansia. Guai a sottovalutare quanto la nostra generazione stia somatizzando questo periodo cosi complesso. L’ansia soffoca, disorienta, paralizza e non fa dormire».

Si riferisce alla pandemia?
«Non solo. Siamo cresciuti in un periodo storico caratterizzato da alienazione e incertezze. Ci siamo rintanati in una realtà virtuale, ma quanto ci manca il contatto fìsico dell’era pre-Covid: questa situazione ci porterà ad avere problemi di interazione importanti, quando tutto sarà finito».

Lei personalmente come sta vivendo le restrizioni?
«Male. Anche perchè sono una persona molto fisica: amo il contatto e faccio fatica a rinunciarvi. Per festeggiare l’uscita del mio singolo ho dato appuntamento ad alcuni amici in un bar per festeggiare mantenendo il distanziamento fisico: mi sono sentita a disagio».

Di che zona di Roma è?
«Trastevere. Un quartiere che la pandemia l’ha sofferta tantissimo: è passato dalla movida a un senso di sospensione».

Da lì arrivano diversi esponenti della nuova canzone romana, che parla il linguaggio del rap e della trap: da Carl Brave a Ugo Borghetti. Li conosce?
«Si. Quasi tutti ex studenti del Virgilio di via Giulia, come me. Ma loro sono un po’ più grandi. E io appartengo a un’altra scuola».

Quale?
«Guardo alle popstar americane: da Lana Del Rey a Billie Ellish. Però ascolto anche indie e cantautorato».

Italiano?
«Anche. Amo Franco Battiato, il modo in cui è riuscito ad unire canzone ed avanguardia».

Anxiety is a modern cliché è prodotta dal chitarrista Andrea Rigonat, marito di Elisa: come lo ha conosciuto?
«Grazie al fonico Giovanni Versari: gli ha fatto ascoltare un po’ di demo e lo hanno convinto».

Avete lavorato in studio o a distanza?
«In studio, in Friuli. Lì ho conosciuto anche Elisa: sono due persone per bene, che rispettano la musica e amano mettersi al servizio dei nuovi talenti. Abbiamo prodotto due brani insieme».

Anche nelle altre canzoni nel cassetto mischia italiano e inglese?
«Si. Il bilinguismo rappresenta per me una cifra stilistica. Mantenerlo sarà una sfida».

Nel frattempo continua a studiare?
«Già. Sono al terzo anno di filosofia».

La tesi?
«Vediamo. Me la sto prendendo con calma. Credo che ce la farò il prossimo anno».

Egli studi musicali?
«Sono stata appena presa all’Officina Pasolini».

Sotto l’ala protettiva di Tosca?
«Si. La stimo. Mi ha offerto questa occasione: sarà un tassello in più per il mio percorso».

Mattia Marzi

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