INTERVISTA A KURT ELLING

A cura di Roberta Mastruzzi e Livia Zanichelli

Kurtsmall2Carisma, classe ed eleganza contraddistinguono Kurt Elling, uno dei migliori cantanti jazz al mondo. Il “crooner” statunitense sarà ospite del Saint Louis, dove terrà una master class per cantanti il 9 aprile e per il quale si esibirà il 10 aprile al Teatro Eliseo, nell’ambito del Festival Special Guest, esibendosi con il sassofonista Rosario Giuliani. Le due star del jazz internazionale saranno accompagnati dalla Saint Louis Big Band, giovane formazione orchestrale, composta dagli allievi del Master di I livello della più importante scuola di musica italiana, diretta per l’occasione da Antonio Solimene.

Il 10 Aprile ti esibirai al Teatro Eliseo con la Saint Louis Big Band e il grande sassofonista Rosario Giuliani. Cosa pensi di questo incontro con una Big Band italiana e con un solista come Giuliani?

Sarò molto felice di suonare col mio caro amico Rosario ancora una volta. Sono sicuro che mi presenterà a tanti grandi e meravigliosi musicisti.

Il 9 Aprile terrai una Master Class per gli studenti del Saint Louis. Su quali aspetti del canto e della musica in generale saranno improntati i tuoi insegnamenti? Quali saranno i tuoi suggerimenti per i giovani e talentuosi musicisti?

Mi interesserà ascoltare quello che gli studenti hanno da offrire tramite il loro sviluppo personale. Il jazz è un genere difficile da padroneggiare, e una sola vita non sarà mai sufficiente. Il mio piano è quello di rispondere in modo costruttivo e creativo ai bisogni di ogni allievo che incontrerò. Solitamente i bisogni di un solo studente corrispondono ai bisogni di ognuno di loro.

Fin da quando eri bambino sei sempre stato a stretto contatto con la musica. Ricordi con esattezza il momento in cui la musica stessa è diventata il tuo obiettivo primario?

Sono stato fortunato ad avere la musica come esperienza ininterrotta e sempre in via di sviluppo, fin dall’inizio. Più che di un obiettivo, per me si trattava di un’abitudine. Dal punto di vista professionale direi che la mia rottura con la Divinity School (l’Università di Chicago frequentata da Kurt per tre anni e abbandonata a un passo dalla laurea per intraprendere la sua carriera musicale, N.d.R.) ha segnato un momento decisivo.

Il tuo stile è una commistione tra il jazz più tradizionale e quell’immediatezza tipica della musica pop in senso lato. Da alcuni punti di vista ricorda lo stile accattivante dei grandi crooner come Frank Sinatra e Tony Bennett. Il tuo approccio all’improvvisazione è testimone di questo incontro. Come lo hai costruito?

Ho provato ad imparare dai migliori esempi. Ho provato a capire a livello personale, quale contributo avessero dato i più grandi cantanti jazz, cosa avessero scoperto a livello musicale, ciò che rimane della loro musica, cosa ha valore, cosa no e perché. Non sto ragionando in termini di creazione personale, ma di ricerca musicale e gioiosa ispirazione.

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