Richard De Rosa, ospite del Saint Louis per un’intera settimana, ci parla del suo rapporto con la musica e di tutto ciò che cercherà di trasmettere ai giovani musicisti attraverso le sue master class e le lezioni che terrà all’interno della scuola.

“Quando in passato ho lavorato con giovani studenti di musica, ho notato che erano entusiasti e collaborativi. Poiché saranno posti di fronte alla sfida di eseguire musica in modo professionale, cercherò di illuminarli su alcuni concetti chiave che rendono speciale la performance musicale. Impareranno come lavorare insieme in un ensemble e a riflettere sugli effetti sull’ascoltatore in relazione a come presentano la loro musica. Credo che alla fine della settimana noi tutti avremo creato un legame speciale e un’esperienza memorabile che spero arricchirà le vite degli studenti dal punto di vista personale e musicale, in un modo che continuerà ad ispirarli nel futuro”.

Come nasce e si sviluppa il tuo rapporto con la musica?

Sono stato fortunato ad avere un padre che era non solo un musicista jazz professionista, ma anche un pioniere nella creazione di un programma educativo, all’interno del sistema della scuola pubblica negli U.S.A. a partire dal 1955. Il suo nome è Clem DeRosa. Dopo la sua morte nel 2011, ho sentito una responsabilità ancor più grande nel portare avanti gli sforzi che lui ha iniziato, nell’educare ed ispirare i giovani studenti nel jazz e nella musica in generale. Lui mi ha ispirato e mi è stato d’aiuto come modello di insegnante, arrangiatore e direttore. Ho sempre saputo che avrei dedicato la mia vita alla musica. La mia carriera è fiorita sotto tre punti di vista: principalmente nella performance come batterista jazz; nel comporre e arrangiare in tutti gli stili di musica; nell’insegnare a livello universitario. So che sono stato benedetto con un grande talento musicale, ma so anche che devo studiare e sviluppare ulteriormente le mie abilità per diventare un professionista completo. A questo punto della mia vita, sento che è importante utilizzare il mio talento e la mia abilità per aiutare i giovani musicisti a trovare la propria strada verso la loro migliore espressione musicale. E sono sempre grato per aver avuto l’opportunità di farlo.

Su quali aspetti della musica punterai l’attenzione durante la settimana di docenza al Saint Louis?

Ci sono due aspetti generali che sono inerenti a tutta la musica. Uno è il senso assoluto della musica; specificamente esso si compone di tutti gli aspetti tecnici che costituiscono il linguaggio musicale: le note, gli accordi, i colori strumentali, ecc. Questi possono considerarsi analoghi agli elementi che si trovano all’interno di qualsiasi linguaggio. Ci sono le lettere che formano parole. Le parole che formano frasi. Le frasi che formano paragrafi e così via. Ma in ultima analisi la grammatica, sebbene sia parte integrante del linguaggio, non va oltre la comunicazione basilare di un’idea. Perché un linguaggio possa ispirare o comunicare un’idea, esso deve assumere le caratteristiche di una poesia o di una storia. Gli aspetti emotivi all’interno del linguaggio sono quelli che lo trasformano da un’espressione puramente meccanica ad una espressione artistica. Questo è ciò che la musica può fare in più. L’aspetto programmatico della musica gioca un ruolo predominante nel raggiungere il pubblico. Molti ascoltatori conoscono poco o niente sugli aspetti tecnici della musica. E nemmeno ne sono interessati. Vogliono essere toccati emotivamente. Per me personalmente, ogni brano che compongo o arrangio deve contenere queste due prospettive: assoluta e programmatica. Quello che varia è la proporzione tra i due elementi. Ma entrambi si rafforzano a vicenda e forniscono una dichiarazione artistica completa.

Un’altra importante considerazione è il passare del tempo. Così come un dipinto inanimato, la musica richiede all’ascoltatore di impiegare il proprio tempo per assorbire il processo musicale. Il compositore deve rispettare il passare del tempo e l’abilità dell’ascoltatore di assorbire la musica. Pertanto, il compositore deve sforzarsi di evitare la noia ed essere sensibile quando una nuova idea deve venire alla luce. Dall’altro lato la musica del compositore dovrebbe avere continuità. Troppi cambiamenti possono frustrare l’ascoltatore e in tal modo la musica può perdere il suo focus o la sua chiara intenzione. Il compositore deve equilibrare queste opposte prospettive per creare un’esperienza d’ascolto significativa e godibile.

Indipendentemente dal livello di abilità, queste idee riguardano in generale il processo creativo musicale nell’improvvisazione e nella composizione. Perché gli studenti migliorino, devono imparare come ascoltare in modo critico e costruttivo. Devono imparare come sviluppare un’attenzione sensibile al pubblico e cercare di fornire una presentazione musicale interessante per conquistare l’audience. A seconda del tempo disponibile, intendo anche presentare delle tecniche specifiche che possono essere applicate per creare un’efficace espressione musicale.

Recentemente ho pubblicato un CD di mie composizioni e arrangiamenti che sono stati registrati dagli studenti alla North Texas University dove insegno dal 2010. Il titolo del disco è “Perseverance” che è anche il nome di una delle composizioni in esso contenute. La perseveranza è una straordinaria caratteristica umana. Senza di essa, nulla potrebbe essere portato a termine. Il mio ultimo consiglio per gli studenti è di abbracciare questa caratteristica. Di non arrendersi. Di continuare ad andare avanti e imparare come ispirare se stessi lungo il cammino. Se uno studente vuole diventare un compositore, allora lui o lei deve completare ciò che scrive. Non importa quanto sia buono. Bisogna solo finire ciò che si inizia e poi iniziare di nuovo e arrivare ancora fino alla fine. Questo principio è applicabile a ogni processo in musica o in qualsiasi altro ambito. I compiti devono essere completati. Questa attività regolare prima o poi si trasformerà in esperienza. E l’esperienza si perfeziona diventando vera e propria abilità professionale.

#PLAYINGISNOTAGAME

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