INTERVISTA A STEFANO MASTRUZZI – La voglia di rinnovarsi

 


a cura di Luciano Vanni (estratto dall’intervista pubblicata sul n.111 di Jazz it Magazine)

Stefano Mastruzzi è un visionario: un chitarrista che, da ben ventitré anni, guida uno dei più prestigiosi, dinamici e sorprendenti Istituti culturali in ambito musicale, il Saint Louis College of Music di Roma.
Dialogare con Stefano porta sempre un beneficio, perché dalle sue parole emerge una forte carica di ottimismo, di programmazione e di futuro. Una bella occasione per riflettere su questo nostro tempo.

Come avete reagito all’esperienza del Covid-19?

La didattica del Saint Louis, dal giorno del lockdown, è stata trasferita tutta on-line in sole 48 ore. A due giorni dal blocco, le 2.200 lezioni settimanali sono riprese in videoconferenza. Questa esperienza forzata e concentrata in un periodo tutto sommato breve e in un settore, quello delle lezioni a distanza, in cui già il Saint Louis era già molto attivo da anni con gli studenti internazionali, ha velocizzato un processo di implementazione della DAD nei corsi professionali. In certi ambiti, quali l’armonia jazz o l’arrangiamento per combo e orchestra o altre “materie”, la lezione a distanza è per certi versi persino più efficace, motivo quindi per implementarla in maniera stabile, a prescindere dalle pandemie. Per il resto, il jazz vive di continua interazione, la presenza è imprescindibile. Siamo inoltre partner del progetto internazionale ALOHA guidato da Elk per lo sviluppo di tools che rendano possibile le prove di ensemble a distanza in tempo reale, sfruttando le linee internet commerciali. Insomma, abbiamo preso le misure con l’esperienza del Covid e siamo riusciti a fornire soluzioni a studenti e docenti per dare continuità all’attività didattica.

Che cosa è cambiato tra Istituto, allievi e corpo docenti?

Con l’inizio delle lezioni a settembre abbiamo assistito a una grande voglia di tornare a incontrarsi in aula e in sala prove. Abbiamo elaborato all’interno del CIANS (Coordinamento Istituzioni AFAM non statali, NdR) delle linee guida per una corretta e professionale didattica, in equilibrio fra presenza e remoto. Proporremo a breve le nostre linee guida al Miur affinché possano essere condivise anche dalle istituzioni pubbliche.
Al solito, la tecnologia non andrebbe condannata al rogo a occhi chiusi né adottata in toto senza criterio, ma canalizzata in un percorso di miglioramento (…)

E poi ci sono le vostre attività live, tra cui il festival Jammin’ 2020.

I festival del Saint Louis sono ripresi a settembre con Jammin’ 2020, con tredici concerti e un successo di pubblico straordinario. Constatata l’impossibilità di tenere i concerti presso l’Auditorium Parco della Musica, prezioso partner di questa manifestazione, abbiamo portato i nostri artisti sul palco all’aperto della Casa del Jazz, del Monk e della manifestazione estiva Gianicolo Jazz, una terrazza sui tetti di Roma. Proseguiremo in inverno con la rassegna Special Guest, anche per dare un segnale di vitalità e di volontà di reagire. Questa esperienza ci rivela come l’interplay fra pubblico e artisti sia fondamentale per una sana attività concertistica. Una serata speciale è stata dedicata all’assegnazione di borse di studio in memoria di Giorgia Mileto, nostra storica ufficio stampa e appassionata, sempre sorridente, produttrice di concerti e manifestazioni, nella convinzione che aiutare futuri artisti a trovare la propria strada rappresenti quel rinnovato mecenatismo di cui la nostra civiltà ha bisogno

Come vedi il futuro della vostra attività?

Ho maturato la consapevolezza che il futuro di un’istituzione culturale come il Saint Louis non dipenda dagli eventi, dalle mode, dal fato e dalle pandemie, ma dalla capacità delle persone, che ne sono il motore, di essere interpreti del proprio tempo, capaci di individuare o perfino tracciare con anticipo la strada, come amo ripetere spesso ai miei preziosi collaboratori, una macchina da guerra con venti persone dedite all’organizzazione e produzione e centoventi docenti. (…)

 

** L’intervista completa è pubblicata sul n.111 (marzo 2021) di Jazz It Magazine

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