TRA CONTAMINAZIONI E INCONTRO, PIAZZA ARMERINA MODELLO VIRTUOSO

Tra contaminazioni e incontro, Piazza Armerina modello virtuoso.

Chi l’avrebbe mai detto che nelle strade di una cittadina barocca al centro della Sicilia e lontana dai grandi flussi turistici che animano altre famose località siciliane, la nascita di una nuova iniziativa culturale avrebbe avuto un risultato così eccellente per i cittadini e il territorio?

Non era affatto scontato, infatti, che la prima edizione del Between jazz Festival prodotto Saint Louis College of Music e dall’associazione culturale Globart, in collaborazione con Georgia Lo Faro Eventi e con la direzione artistica di Stefano Mastruzzi, fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Piazza Armerina, avrebbe trovato un riscontro nazionale sugli spazi di Rai 1, sui telegiornali regionali, sulla stampa nazionale e regionale e la presenza, peraltro non in un periodo di alta stagione turistica per il territorio, così ampia e partecipata da parte di tutta la popolazione.
II grande successo del Festival, a Piazza Armerina dal 21luglio a domani, ci induce, quindi, a riflettere su alcune considerazioni rilevanti per la Sicilia e per l’intero Paese.

Sappiamo che il modello del festival rimanda allo schema ideativo e organizzativo tipico della festa e della sua dimensione rituale, così importante per recuperare il bisogno primordiale di socialità e di partecipazione, la condivisione delle emozioni, la riscoperta dei valori identitari.

Proviamo ad immaginare cosa voglia dire riportare nelle serate di luglio in un palco allestito a fianco della splendida Cattedrale di Piazza Armerina, simbolo stesso dell’intera comunità civile e religiosa, con alle spalle la straordinaria e gigantesca testa scultorea di Mitoraj, migliaia di cittadini, anziani, famiglie, anche con i bambini, che rivivono insieme le emozioni di una musica di qualità, in una ritrovata consapevolezza di appartenenza a una comunità cittadina aperta, però, ai valori universali dell’arte.

Si tratta di un capitale culturale che si ritrova e riconosce, che è capace di generare valore sociale e ricchezza economica. Tutto ciò non è affatto scontato, anzi appare davvero rilevante, considerato il fenomeno alla luce della crisi che stiamo vivendo e alla fase di incertezza legata alla pandemia ancora in corso. I consumi culturali sono crollaci e i festival, secondo i dati di “Trova Festival”, sono stati travolti dalla crisi economica e sociale.

Basti pomate che nel 2020 sono stati cancellati ben 360 festival sul totale 1097 (circa un terzo del totale), di cui 118 nel campo della musica, e anche nel 2021 il trend negativo è confermato dall’annullamento di 189 (54 di musica) eventi su 1125.

Between Jazz Festival, dunque, nasce in assoluta controtendenza rispetto alla crisi nazionale che investe il mondo dei consumi e della produzione culturale nel nostre Paese.

Non rientra, infatti, solo nel fenomeno di resistenza e resilienza, ma sta a significare il valore e il senso di una coraggiosa scelta orientata proprio al rilancio e allo sviluppo, attraverso il veicolo dell’arte.
Tutto ciò è possibile grazie ad un’idea di fondo, che non deve mai mancare, ad una strategia che guarda in avanti, ad una capacità progettuale coerente con gli obiettivi. Il festival ha tratto forza e novità dall’impostazione della proposta artistica complessiva, basata su tre parole chiave.

Le diversità, non come elementi di conflitto e di estraneità, ma come forza espressiva e ricchezza da condividere; la contaminazione, non come scambio letale tra le persone e i popoli. ma come enzima della crescita individuale e collettiva; l’incontro, come confronto costruttivo tra le identità e quale esperienza profonda di condivisione emotiva e culturale.

È su queste coordinate che il Between Jazz Festival ha proposto un’inedita rotta, un percorso di viaggio che ci ha fatto riscoprire e reso contemporaneo e fecondo: i valori della nostra grande tradizione operistica (da Mascagni, a Bellini e Verdi…) attraverso l’interpretazione straordinaria di Danilo Rea; l’anima sofferente e melodica della madri dei Desaparecidos nel Jazz Tango di Javier Girotto; le esplorazioni e rielaborazioni in jazz di Daniela Spalletta e Stefania Tallini sul repertorio antico e cameristico del Mediterraneo; i virtuosismi musicali e le polifonie dei QU4TTRO, in una sintesi musicale di esperienze chitarristiche di origini tra loro lontane; e tanto altro, come le Jam Session che coinvolgono giovani musicisti in erba e talenti siciliani emergenti

Da Piazza Armerina, e non a caso proprio dalla terra siciliana, è potuta salpare una nave che porta la bandiera del Between, cioè dell’incontro, nel mare aperto della democrazia culturale, in una rotta capace di rigenerare quei significati e quei contenuti che sono essenziali e vitali per ogni individuo e per la società.

Un viaggio che deve continuare, in vista di nuove preziose scoperte e per rinnovare quella vocazione secolare della Sicilia, terra di magia, di bellezza condivisa e di libertà creativa.

Infostampa S.r.l.s.

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